Ecclesiastici
Registrazione N 22\2024-del 20.01.2024

ARMA
Inquartato d’azzurro e d’oro : nel 1° ad una M ed una A, maiuscole sormontate e coronate del secondo; nel 2° al santuario del primo con campanile cimato da una croce d‘oro; nel 3° alla torre del primo, aperta e fenestrata di tre pezzi (1,2) del secondo; nel 4° all’ancora del secondo su tre fasce ondate d’argento in punta ed alla stella (7) dello stesso nel canton destro.
REV DON LEONARDO GIOVANNI GIUSEPPE MORANDO

Parroco delle Chiese di Trana e di S. Giorgio a Reano
Nasce a Cascina Marchesa di Givoletto il 3 ottobre 1944 da Beatrice Saverino, commerciante, e Francesco Morando artigiano edile originari di Pianezza, dove Leonardo crebbe frequentando l’asilo delle suore del Cottolengo. Lì Suor Enrica profetizzò la vocazione del piccolo Leonardo. Dopo le elementari frequentò i quattro anni nella scuola pubblica e l’ultimo anno dai salesiani di Caselette nel castello del Conte Cajs. Iscritto alla scuola commerciale “Teofilo Rossi di Montelera” si diplomò con pieno risultato e premiazione pubblica. Iscritto all’Azione Cattolica nel 1959 iniziò il lavoro presso la Philips ad Alpignano mentre nei giorni di festa aiutava nella conduzione dell’oratorio parrocchiale. La vocazione avvenne all’età di 18 anni durante il campeggio estivo, in Val di Susa: “Non avevo mai visto un cielo così colmo di stelle.” Alla fine del campo l’organizzatore don Giuseppe Odone esclamò: “Noi come ringraziamo il Creatore di tutto questo?” Elaborò rispondendo il futuro Don Dino: “Signore ti ringrazio per quello che hai creato per me… mi consacro a te per collaborare pienamente affinché tu sia conosciuto ed amato”. Ritornando a casa la madre Beatrice chiese. “L’hai ricevuta la grazia dalla madonna?” “Spero di Si, ma dipende anche da te” rispose Leonardo. “Cos’è ‘sta storia?” il papà in camera di Leonardo chiese al giovane figliolo “… pensaci bene prima di prendere la decisione e poi se tu sei contento lo sono anch’io”. “Grazie papà” Rispose Dino con un gran bacio sulla fronte del padre. “Erano anni di fermento, anni di contestazione preludio del Sessantotto”. Appena un anno entrato in seminario già frequentava la parrocchia di Pianezza dirigendo il fine settimana l’oratorio e l’Istituto Benefica che accoglieva centinaia di ragazzi. L’impegno fu tale che i responsabili chiesero che “Dino” potesse frequentare i loro ambienti come seminarista. Nel 1968 il nuovo Rettore del seminario e futuro vescovo ausiliare, Mons Maritano, volle che Dino organizzasse nella parrocchia di San Gioacchino, in Corso G Cesare a Torino, una comunità di ragazzi delle medie come pre seminario. Sette ragazzi coì vissero in un appartamento del campanile in una vita di “comunità” e tra questi F. Mastrogiacomo, M. Tomasi, R. Juliano, G. Libertino, A. Bonifacio, G. Piccione, G. Durante. Oltre al sudore del seminarista che per far quadrare il bilancio il sabato andava a pulire le scale di alcuni stabili del quartiere, furono i genitori stessi di Dino, il parroco Don Guido Griboldi, il viceparroco Don Matteo Migliore, le suore dell’oratorio femminile, i salesiani di Valdocco, distanti pochi isolati e la … divina Provvidenza a dare una mano! Il 25 giugno 1972 l’ordinazione sacerdotale nella chiesa di S. Gioacchino al cospetto del Cardinale Pellegrino. Il 2 luglio Don Dino Morando fu inviato come viceparroco a San Giulio d’Orta (TO). Continuò il suo impegno con i giovani, con l’oratorio, il volontariato presso il Cottolengo ed i campi estivi. Oltre 900 le iscrizioni al catechismo. Il 6 maggio 1976 il terremoto in Friuli. Federico, un ragazzo delle medie, domandò a Don Dino cosa avrebbe fatto la Chiesa. Don Dino risponde che lo Stato avrebbe provveduto. “Sempre così la Chiesa, parla ma poi quando è il momento si tira indietro” rispose Federico. Questo fece riflettere don Dino e dopo qualche giorno con alcuni ragazzi decise di partire per il Friuli. Furono i primi ad arrivare. Recatosi a Maiano il parroco del luogo gli chiese di aiutarlo a comporre le salme che giungevano nella palestra della cittadina “Quando arriva una salma da riconoscere mettiti un asciugamano sul naso e sulla bocca, bevi un bicchiere di grappa e avanti!” Per tre giorni andarono avanti senza mangiare e dormire. Quando arrivò la pioggia le autorità sparsero calce e sospesero le ricerche. Don Dino ed i ragazzi tornarono a Torino. A settembre la terrà tremò di nuovo in Friuli questa volta Don Dino rimase semisepolto sotto una casa crollata mentre sopraggiungeva a bordo di una Vespa. La fruttuosa attività del sacerdote e dei suoi ragazzi non passò inosservata al Vescovo di Udine, Mons A. Battistini e di Mons G Nervo della Caritas, che proposero di restare per altri due anni a Gemona; ma per obbedienza al suo vescovo, cardinale Pellegrino, tornò a Torino dopo qualche mese per altri incarichi. Nel frattempo: una scuola, prefabbricati per decine di posti letto e centinaia di pasti caldi ed oltre trecento giovani volontari torinesi era stato l’operato raggiunto da quella idea partita dal giovane sacerdote. Da quel momento nacque il volontariato ecclesiale del capoluogo sabaudo. “Ciò che conta non è quello che si offre ma la relazione che si intesse nella quale risiede il cuore della carità.” Al ritorno del Friuli fu incaricato dal Vescovo di organizzare il volontariato nella diocesi con un ufficio in Curia. Ma dopo essersi confrontato con preti impegnati nel sociale (Don Allais, Don Ciotti, Don Pagliarello) chiese di essere mandato di nuovo in parrocchia. Tornato a San Giulio d’Orta organizzò la costruzione della nuova chiesa. Numerosi volontari facevano già il passamano dei mattoni. Nel 1978 il Cardinale Ballestrero trovò un nuovo compito da assegnare a Don Morando: il completamento della chiesa di Sant’ Antonio di Grugliasco. Benedetto il terreno la domenica delle palme del 1978 la chiesa fu inaugurata in tempo di record. Nel 1980 il terremoto in Irpinia vede Don Dino partire con una carovana di volontari ed un medico con macchine, furgoni e tre roulotte. Li accolse l’onorevole Zamberletti che li inviò a Teora, proprio nell’epicentro del sisma. “Incominciammo a sistemarci sotto le tettoie del cimitero e nei loculi vuoti per poterci riparare dalla neve.” Risultato: una scuola magistrale, un asilo parrocchiale, un centro medico, undici case, la canonica ed un grande locale per le celebrazioni è il resoconto di quanto prodotto. Alla fine del 1985 in cardinale Ballestrero affidò un nuovo incarico: costruire una nuova chiesa nel quartiere di Mirafiori intitolata ai “Beati Parroci”. Nel gennaio 1986 non sapendo dove dormire per tre mesi si arrangiò nella propria Fiat Uno bianca. Chiese alla superiore delle Albertine l’invio di alcune suore e così l’ottenne. Nell’ottobre del 1988 la consacrazione della chiesa. Nel 1990 folgorato dalla vita di San Bernardo conobbe la storia di San Norberto e dei monaci Premostratensi. Conobbe l’abate generale Marcel, un belga molto cordiale a Roma. Questo mandò Don Dino in Normandia nel monastero di Mondaye. Si recò insieme a Costanzo un giovane della parrocchia. Ritornato a Torino giunse in Italia Frére Gildas padre Maestro a Mondaye che iniziò al noviziato i due aspiranti proprio la notte di Natale del 1990 con la vestizione dell’abito dei canonici Regolari Premostratensi. Don Dino nella veste di Fratel Dino Emanuele si recò in Normandia per continuare il noviziato per circa sei mesi. Al momento della decisione se rimanere definitivamente in monastero chiese consiglio al suo vicario generale che suggerì di ritornare nella sua Torino dove ben altro lavoro lo attendeva.” La santità cercala nella tua parrocchia” esclamò il cardinal Ballestrero. Nel 1992 invitato da Don Aldo Benevelli Don Dino si recò in Albania per preparare la visita di papa Giovanni Paolo II. Al suo ritorno portò con sé tre ragazzi. Una si laureò in lingue, uno si iscrisse ad ingegneria un altro si sposo a Torino. Nel 2004 svolse una parentesi missionaria in Brasile invitato da Don Bartolo Perlo. Il vero motivo, all’insaputa di Don Dino, era coinvolgerlo nella costruzione di una chiesa. Pose le basi fondamentali e le indicazioni su come si dovesse procedere. Il resto lo seguì via internet da Torino, pur recandosi ben tante altre volte per verificare di persona la corrispondenza dei lavori. Nel 2005 il cardinal Poletto incarica Don Dino di prendersi cura del Santuario Grotta Nostra Signora di Lourdes a Forno di Coazze e della casa di spiritualità adiacente oltre che della parrocchia. Qui fece ristrutturare l’edificio come non poteva di certo mancare. Nel 2011 l’arcivescovo Mons C. Nosiglia invia Don Dino come parroco a Trana. Non bisognava edificare ex novo la chiesa parrocchiale. Ma quattro secoli di età e le altre 13 chiesette sparse nelle borgate richiedevano di certo una ripresa. Nel giugno 2021 si arrivò al traguardo: dalla struttura agli impianti ed alle opere d’arte ed alla nuova campana in bronzo. Con la collaborazione della pro loco ha promosso ed organizzato il Palio di Trana che si tiene ogni anno a settembre in occasione della festa patronale. Nel 2014 si aggiunse l’impegno di parroco di Sangano, lasciando tuttavia l’incarico di Forno di Coazze. Nel 2016 si occupò anche della parrocchia di San Giorgio a Reano.
Don Dino Morando ha edificato non solo numerose chiese sparse in Piemonte e nel mondo ma ha edificato amicizie, relazioni personali e spirituali unite con il cemento dell’animo e con le fondamenta piantate nel cuore più profondo. Ha cresciuto migliaia di ragazzi facendoli crescere nei valori dell’amicizia e dello spirito e di quei valori indelebili nel tempo e più duraturi del bronzo delle stesse campane. Una energia inesauribile che non viene dal corpo ma dall’animo, di un animo sempre giovanile che non invecchia mai e che sa parlare ai giovani con franchezza, con severità se necessario, ma pronto sempre ad ascoltare, a dialogare, ad aiutare ed amare perché è questo “che fa girar il Sole e tutte l’altre stelle” … proprio come quelle della Val di Susa che lo spinsero quella notte nella decisione di consacrarsi al Signore e tra queste la più splendente …la stella della Madonna Consolatrice.
ORIGINE
Piemonte, Italia
PROVENIENZA
Trana, Piemonte, Italia
TITOLI
Parroco delle chiese di Trana e di San Giorgio a Reano (TO)
CATEGORIA
Stemma Ecclesiastico
AUTORITA' CERTIFICANTE
Royal Academy Knightly Sancti Johannes
SCUDO
Sannitico
CAPPELLO
Cappello nero con cordoni e fiocchi del medesimo colore, in numero di sei, tre per parte, su due ordini, disposti: 1 - 2.
ESEGESI DELLO STEMMA
Lo stemma vuole essere una sintesi grafica che faccia riferimento alle sue origine, sia pur velatamente, al suo nome, ad i suoi valori spirituali ed alla sua missione.
Lo scudo di foggia sannitica è frequentemente utilizzato nella araldica ecclesiastica.
Inquartato d’azzurro e d’oro.
L’azzurro perché esprime il colore del cielo dunque a Dio ed alla Madonna (dove sempre viene proiettata ed inconsciamente vista la loro immagine).
L’oro perché è il metallo nobile e splendente.
Nel primo la lettera M ed A dopo papa Giovanni Paolo II si sono imposte come riferimento alla Vergine Maria, Madre di Cristo e della Chiesa.
Nel secondo l’immagine del santuario rappresenta le innumerevoli chiese e santuari edificati grazie all’operato instancabile del sacerdote.
Nel terzo, la torre esprime le origini di Don Leonardo: Givoletto ed il carattere forte del sacerdote; le finestre e la porta aperta esprimono la disponibilità all’accoglienza e dal dialogo. Nell’ultimo l’ancora e la stella esprimono la devozione e la fede nella Consolatrice anche nei momenti di agitazione, pericolo ed oscurità, espresse dal mare ondato; la luce della stella illuminerà la rotta da seguire.
Il Motto è l’espressione completa della devozione alla Consolatrice.
REV DON LEONARDO GIOVANNI GIUSEPPE MORANDO
GONFALONE

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